Essere Music Supervisor vuol dire mettere a disposizione di case di produzione, broadcaster e aziende in Italia due esperienze decennali, una nella musica e l'altra nella comunicazione audiovisiva, e fare in modo che entrambe possano coesistere in un unico ruolo, per aiutare scrittori e registi italiani nella scelta della musica giusta o, meglio ancora, a definire il paesaggio musicale ideale per il loro film, documentario, campagna pubblicitaria o serie televisiva.

Fare il Music Supervisor vuol dire andare oltre il concetto di consulenza musicale per prendersi cura di tutti gli aspetti più delicati, creativi e produttivi dell'incantesimo che unisce immagini e suono: la sync. Per questo, sono fondamentali la voglia e il tempo di ascoltare e conoscere quanta più musica possibile (sia edita, sia da library), la conoscenza approfondita delle fasi, i costi e i tempi di scrittura, composizione, produzione, mix e finalizzazione di un brano musicale.

Ma serve anche la capacità di fare squadra con team produttivi molto diversi tra loro, oltre a una rete di contatti con professionisti del settore musicale e del licensing come editori, case discografiche, compositori, musicisti, arrangiatori, studi di registrazione, cantanti e autori. È indispensabile un'attitudine al problem solving e alla reportistica e, infine, una sacca piena di idee e soluzioni, da esplorare e condividere con sceneggiatori, registi, copywriter, montatori, tecnici del suono e produttori che contribuiscono alla crescita dell'industria cinematografica e televisiva italiana. 

Scegliere un Music Supervisor è determinante per essere all'altezza delle aspettative dei contesti artistici, cinematografici e televisivi, italiani ed internazionali, ma anche dell'attuale mercato dell'audiovisivo, che esprime se stesso attraverso i broadcaster, le piattaforme On Demand e i distributori indipendenti.